Ogni venerdì nella piazza di Hoevelaken c’è il mercato. Ci sono bancarelle di verdura, di fritti, di fiori, di pollame, di pane (anche se sono una dei locali che comprano il pane dal panettiere locale e passano sempre davanti a questa bancarella senza degnarla di uno sguardo), una bancarella di pesce e una di specialità turche (le grandi olive verdi e l’hummus a Hoevelaken non mancano in nessun aperitivo). Sono andata al mercato, ho fatto un giro, non ho comprato nulla, ma mi ha fatto bene stare un po’ all’aria aperta.
Durante il festival sono stata abbinata a un traduttore italiano, Francesco Panzeri, e dopo il giro al mercato l’ho sentito su Zoom. Vive in una zona dell’Italia che visito ogni anno, quindi immagino che la sua vita assomigli alle mie vacanze. Abbiamo parlato di concetti che talvolta sono difficili da tradurre. Per esempio la parola bungalow, che in italiano corrisponde all’incirca a un capanno nella natura selvaggia (ma potrei a mia volta sbagliarmi su questa traduzione). In realtà vivo in una casa a un piano in una zona residenziale popolata soprattutto da anziani. Qui di selvaggio c’è solo l’erba del giardino, che mi riprometto sempre di tagliare senza mai farlo. Ora che la traduzione è stata corretta, nessun italiano pensa più che io viva in mezzo ai boschi. Spero che Francesco si sia goduto il resto del suo giorno di vacanza.
Ho cercato di immergermi nel festival. Stavo ascoltando uno dei suoi podcast quando hanno suonato alla porta. Era il postino con un pacchetto per la vicina. Sapevo che era in casa, quindi gli ho detto “Guarda che è in casa”, ma lui ha alzato le spalle e se n’è andato. Ho raccolto la scatola e ho fatto i tre passi che mi separano dalla casa accanto.
“Ma guarda che ero in casa” mi ha detto la vicina quando le ho consegnato il pacchetto.
“Gliel’ho detto anch’io” ho risposto.
Tornata in casa, stavo per far ripartire il podcast quando hanno suonato ancora. Era l’altra vicina.
“Hanno portato un pacchetto per me?” mi ha chiesto.
“No, era per l’altra vicina”.
“Mmm,” ha risposto lei, guardando con diffidenza la casa adiacente “sei sicura che non fosse mio il pacchetto?”.
“Sì”.
“Mmm” ha ripetuto, prima di incamminarsi verso casa senza aggiungere altro. Ha aperto la porta e, prima di entrare, ha guardato un’ultima volta l’abitazione dell’altra vicina.
In casa ci sono solo due punti dove il wi-fi è abbastanza stabile per riprodurre una diretta streaming. A dire il vero non è sempre così stabile, quindi mentre Iduna Paalman stava recitando una poesia mi sono dovuta spostare con il portatile dall’altro lato della casa per potermi ricollegare. Provo sempre una certa invidia per i poeti, perché parlano una lingua che capisco ma non padroneggio. A quel punto hanno suonato di nuovo alla porta. Dalla finestra ho visto che era ancora la seconda vicina, con in mano il pacchetto dell’altra, il cartone strappato. Mi sono girata subito, sperando che non mi avesse visto.
“C’è qualcuno alla porta,” ho urlato a mio marito “apri tu questa volta?”.