Sono tornata dall’Aia e sono entrata in salotto. A prima vista la casa sembrava esattamente come l’avevo lasciata, ma ho avvertito una strana sensazione, come se qualcuno mi stesse guardando. Non ci ho fatto molto caso e ho fatto quello che si fa di solito quando si torna a casa: appoggiare la borsa ripromettendosi di svuotarla subito (e poi non farlo), aprire le finestre, mettere su il caffè. Di nuovo quella sensazione di essere osservata. Con la coda dell’occhio ho visto un batuffolo bianco dietro la finestra, due occhietti penetranti mi stavano fissando. Un pollo. Ma non uno degli esemplari comuni a cui pensi quando senti la parola “pollo”. Era un polletto minuscolo, non un pulcino bensì un vero pollo adulto in formato ridotto. Era bianco con dei puntini neri e non sembrava affatto turbato dalla mia presenza. Non era solo: poco distante un altro polletto marrone girava a suo agio per il giardino, come se da anni non facesse altro. Peccato che io non ho nessun pollo.
Mi sono subito messa alla ricerca del proprietario delle bestiole e più che altro mi ronzavano in testa domande del tipo: e se poi non troviamo il proprietario? O se il gatto dei vicini si accorge che qui gironzolano due piccoli polletti? Mio marito, anche lui a casa, ha reagito diversamente. Si è preso cura dei polletti come se avesse ritrovato due amici di vecchia data. È andato a prendere croste di pane e una ciotolina d’acqua, con una cassetta e qualche asciugamano ha costruito un nido. Aveva scoperto che era una razza di polli asiatica che mal tollerava il freddo. Non si staccava più dalle bestiole. Dopo due ore di ricerche sono risalita ai proprietari, i vicini dietro di noi. Un gatto aveva fatto scappare i polli nel nostro giardino. Al telefono ho concordato con la proprietaria che sarebbe passata a prenderli. Finita la chiamata ho guardato fuori, mio marito era lì con il polletto bianco in braccio e quello marrone addormentato in testa. L’ho raggiunto e lui mi ha detto: “Per me possono restare”. Gli ho detto che i vicini sarebbero passati a prenderli tra dieci minuti. È rimasto in silenzio.
La vicina è arrivata con il figlio, ha messo i polli in una scatola di cartone e ci ha ringraziato. La giornata è trascorsa come vanno di solito queste giornate: non ho svuotato la borsa e ho fatto raffreddare il caffè. Dopo cena sul divano ho guardato le foto della sera precedente, quando all’Aia avevo parlato del mio libro e finalmente conosciuto gli altri autori. Mio marito ha guardato sul telefono le foto scattate ai polletti, senza aprire bocca. Il contrasto tra il festival e la mia vita a Hoevelaken non poteva essere più netto. A un certo punto abbiamo sentito un fruscio tra le foglie in giardino. Dal buio dietro la finestra è apparso un batuffolo, con i suoi occhietti guardava dentro casa nostra.